lunedì 23 aprile 2012

Cura delle emorroidi

Cura delle emorroidi


Spesso quando si parla di emorroidi, l'alimentazione curata e uno stile di vita sano non bastano, soprattutto se si arriva ad una malattia emorroidaria di II°-III° e IV° grado, ovvero con prolasso più o meno facilmente riducibile.
In questo caso bisogna spesso ricorrere ad un intervento, sempre su consiglio dal medico proctologo, per curare le emorroidi.
curare le emorroidi Purtroppo il metodo tradizionale per la rimozione chirurgica delle emorroidi ha una brutta fama: si tratta di un intervento chirurgico con un decorso post-operatorio lungo e decisamente doloroso. Si chiama Emorroidectomia secondo Milligan e Morgan, è ancora attualmente la tecnica più usata al mondo e comporta la legatura e l'asportazione chirurgica delle emorroidi. L'intervento viene eseguito in anestesia generale o loco-regionale e dura dai 20 ai 40 minuti.
I veri problemi provocati da questa tipologia di intervento si manifestano durante il decorso post-operatorio: nella zona perianale restano infatti tre ferite aperte che provocano dolori forti durante l'evacuazione, al momento del passaggio delle feci.
Ecco perché anche i tempi di recupero sono lunghi, si parla tendenzialmente di tre - sei settimane di attesa prima di riprendere le normali attività lavorative. Durante questo periodo il dolore può persistere, anche forte.

Negli ultimi anni c'è stata però una marcata tendenza ad abbandonare l'emorroidectomia a favore di metodi di trattamento più conservativi per curare le emorroidi, grazie anche allo sviluppo di nuove tecniche meno invasive come il metodo THD o dearterializzazione emorroidaria transanale. Si tratta di un metodo diffuso che viene considerata la tecnica chirurgica meno invasiva per il trattamento delle emorroidi.
Il metodo THD consiste nella legatura dei rami terminali che portano sangue alle emorroidi: l'intervento viene eseguito attraverso un apposito proctoscopio e una sonda Doppler che permettono di individuare con estrema precisione il punto in cui procedere alla legatura delle arterie, legatura che avviene al di sopra della "linea dentata" ovvero in una zona scarsamente sensibile al dolore.
Il metodo THD è mini-invasivo e non comporta dolore perché non avviene alcuna asportazione di tessuto e quindi non ci sono ferite aperte: la legatura precisa dei rami terminali delle arterie va a ridurre l'afflusso di sangue e di conseguenza elimina i sanguinamenti.
In casi di prolasso la mucosa anale viene risistemata in sede con una plicatura del prolasso.
Non c'è bisogno di alcun ricovero ospedaliero, l'intervento con metodo THD viene eseguito in Day Surgery e già nel giro di 24-48 ore si possono riprendere le normali attività quotidiane.
Nei giorni successivi all'intervento si può percepire un senso di pesantezza e disagio che diminuisce gradualmente e potrebbe verificarsi un leggero sanguinamento, solitamente dovuto ai punti di sutura, che si risolve da solo in poche ore.

Prevenzione delle emorroidi

Si stima che circa il 50% della popolazione al di sopra dei 50 anni nei paesi occidentali sia colpita da emorroidi.
Le emorroidi possono manifestarsi a qualunque età a partire dai vent'anni in poi ma l'incidenza tende ad aumentare con l'invecchiamento. Le emorroidi colpiscono uomini e donne con una lieve percentuale in più a scapito degli uomini.
Si tratta di una malattia tipica dei paesi maggiormente sviluppati: un'alimentazione povera di fibre, un lavoro sedentario, poca attività fisica - tutti elementi che caratterizzano lo stile di vita dei paesi industrializzati - favoriscono la comparsa delle emorroidi.

Ma cosa sono le emorroidi?
Sono tecnicamente dei cuscinetti posti nel canale anale che hanno la funzione di completare la continenza dei gas e delle feci. Questi cuscinetti sono irrorati da vasi sanguigni nei quali l'afflusso ed il deflusso di sangue regolano il volume dei cuscinetti, che aumenta per migliorare la chiusura del canale anale quando ci sono gas o feci liquide.

Prevenzione delle emorroidi


Il miglior modo per prevenire l'insorgenza delle emorroidi è quello di adottare uno stile di vita sano, un'alimentazione corretta e una buona igiene personale. La motivazione si può capire guardando quali siano le principali cause delle emorroidi: stile di vita sedentario, stipsi, dieta povera di fibre, sforzi eccessivi ecc… come si può notare tutti fattori che possono essere evitati adottando dei comportamenti più idonei.
Per prevenire le emorroidi o le recidive è quindi necessario tener conto del proprio stile di vita e modificarlo dove necessario.

Alimentazione
Una corretta dieta per la prevenzione delle emorroidi richiede un apporto quotidiano di fibre e l'assunzione di almeno 2 litri di acqua al giorno.
La dieta ideale per le emorroidi prevede molti cibi integrali e legumi, pochi grassi e pochi zuccheri e 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura. Per approfondimenti sull'alimentazione ideale per la prevenzione delle emorroidi e sui cibi da preferire e quelli da evitare clicca qui »
semi di psillo per prevenire le emorroidi A volte la quantità di fibre assunte con la dieta non basta ed è necessario ricorrere ad integratori alimentari di fibre.

I più utilizzati e i più adatti in caso di emorroidi sono quelli a base di Psillio, una pianta erbacea che appartiene alla categoria delle fibre solubili e ha un effetto emolliente, antiflogistico e lassativo.
Oltre ad un potente effetto lassativo naturale i semi di Psillio svolgono anche un'attività prebiotica, ovvero stimolano la crescita della flora batterica intestinale che serve a rinforzare il sistema immunitario.

I semi di Psillio non hanno solo un effetto lassativo, ma anche un effetto normalizzante sul transito intestinale: in caso di stipsi aiutano l'evacuazione, in caso di diarrea invece aumentano la consistenza delle feci. In commercio esistono molti integratori alimentari di fibre: quelli che contengono Psillio sono sicuramente da preferire, come ad esempio FibrAid e FibrAid Gel.

FibrAid in polvere è un integratore di fibre e zinco: unisce la funzione lassativa e di normalizzazione intestinale dello Psillio alle attività prebiotiche della pectina di mele e dei frutto-oligosaccaridi e all'attività immuno-modulante dello zinco.

FibrAid Gel invece è un integratore alimentare a base di fibre ad attività prebiotica e antimeteorica e Psillio polvere per regolarizzare il transito intestinale. La sua particolare formulazione in gel lo rende molto pratico: si può assumere direttamente in bocca senza bisogno di scioglierlo in acqua.
Occorre sottolineare che è fondamentale bere acqua dopo l'assunzione di integratori di fibra affinché svolgano la loro funzione al meglio.

Attività fisica
Una leggera attività fisica di almeno 20 minuti al giorno aiuta a prevenire l'insorgenza delle emorroidi e/o a eliminare la stipsi. L'ideale è una camminata rapida o esercizi per rinforzare la muscolatura addominale, evitando sforzi eccessivi o prolungati che invece potrebbero peggiorare la situazione.

Igiene intima
Bisogna evitare sfregamenti con carta igienica, che possono portare infiammazioni e lesioni ai tessuti. Sono consigliati lavaggi delicati con acqua tiepida e sapone acido, asciugando senza sfregare.


Dieta e alimentazione contro le emorroidi


Un'alimentazione equilibrata e sana può giocare un ruolo fondamentale nella cura e nella prevenzione delle emorroidi. La stitichezza o la difficoltà a defecare possono infatti essere una causa dell'insorgenza della malattia emorroidaria, oppure possono aggravare i sintomi delle emorroidi, causando dolore, sanguinamento o prolasso durante la defecazione.
Ecco perché una dieta corretta può influenzare gli emorroidi in modo positivo. Può rivelarsi utile a favorire il transito intestinale e a mantenere feci morbide e voluminose - un metodo facile e consigliabile come cura e come prevenzione delle emorroidi. Diventa quindi fondamentale, in caso di emorroidi sintomatiche, seguire una dieta ricca di fibre e di liquidi.

Una dieta efficace contro le emorroidi consiste nei seguenti cibi:
  • Avena;
  • brodi vegetali;
  • carni magre;
  • pesce;
  • legumi;
  • crusca;
  • formaggi freschi;
  • yogurt con probiotici;
  • alimenti integrali.
alimentazione corretta per prevenire le emorroidi
è molto importante assumere bioflavonoidi, vitamine A, C, E, il complesso B e lo Zinco: mirtilli, ciliegie e more sono particolarmente ricchi di bioflavonoidi; albicocche, meloni, zucche, carote e di nuovo mirtilli contengono vitamina A; agrumi, fragole, ribes, broccoli, cavolini di Bruxelles, cime di rapa, prezzemolo, crescione e spinaci contengono vitamina C; cereali integrali e il lievito di birra in scaglie le vitamine del complesso B; mentre lo Zinco è presente in semi oleosi, avena, grano, grano saraceno, mandorle, nocciole, piselli, rape, prezzemolo, aglio, carote.

I cibi da evitare in caso di emorroidi invece sono:
  • alcool;
  • bibite gassate;
  • caffè;
  • tè;
  • cacao;
  • cacciagione;
  • cibi molto salati;
  • cioccolato;
  • spezie;
  • peperoncino;
  • pepe;
  • formaggi;
  • insaccati;
  • carni rosse;
  • cibi fritti;
  • crostacei;
  • tartufi.
cibi da evitare per le emorroidi
Per semplificare l'assunzione di fibre e stimolare il normale transito intestinale può essere utile l'assunzione di integratori alimentari di fibre.
Assolutamente sconsigliati i lassativi
, che potrebbero peggiorare addirittura la situazione.

Gli spinaci: un valido alleato a tavola, per combattere le emorrodi  

Verdure dalle importanti proprietà nutritive, utili per chi soffre di stipsi
Chi soffre di emorroidi sa che la cura per questo disturbo fastidioso inizia sin dalla tavola: adottare infatti uno stile di vita sano, accompagnato da una dieta equilibrata è fondamentale.

Consumare verdure di stagione e non, è importantissimo
: gli spinaci, per esempio, sono tra gli ortaggi più comuni e facilmente reperibili in commercio.

Appartengono alla famiglia delle Chenopodiaceae e sono diffusi in tutto il mondo: sono verdure ricchissime di vitamine ( A,  B, C, D, F, K e P) e di minerali: molto utili in chi presenta forti carenze di ferro (anemia) e, avendo un blando effetto lassativo, anche in chi soffre di stipsi.


E’ un ortaggio che nel corso del tempo si è rivelato un ottimo ingrediente per numerose ricette in cucina: viene utilizzato infatti per preparare i ripieni per la pasta, come contorno per piatti di carne e pesce, per preparare focacce o erbazzoni, e così via.


E’ fondamentale, prima di portarli in tavola e gustarli, pulire accuratamente i diversi mazzetti
di cui sono composti eliminando le foglie più ingiallite e separano con un coltellino le foglie dalla base;  occorre quindi lasciarli in acqua per circa 15 minuti e in seguito, risciacquarli almeno 2/3 volte.

Successivamente occorre lessarli e quando sono cotti, si consiglia di consumarli subito per poter “usufruire” delle importanti caratteristiche nutritive da cui sono composti.
 




lunedì 16 aprile 2012

La dieta da seguire per non farsi il «fegato grasso»

Aggiornate le indicazioni per rimettere in forma un organo-chiave. Non sempre la steatosi epatica è causata dall'alcol

Se si parla di un fegato che funziona male, il pensiero corre subito agli eccessi alcolici, ma c’è anche chi, pur non eccedendo con il bere, si ritrova con il «fegato grasso», ovvero con la steatosi epatica non alcolica che si stima riguardi il 20-30% degli adulti. Un fegato di questo tipo comporta la necessità di una dieta attenta e ora una revisione della letteratura, pubblicata dal Journal of the American Dietetic Association, suggerisce le regole cui attenersi. «Seguire una dieta corretta è molto importante — sottolinea Massimo Zuin, responsabile dell'Unità di medicina, epatologia e gastroenterologia dell’ospedale San Paolo di Milano — perché, anche se la steatosi epatica non alcolica solitamente ha un andamento benigno, nel 10-15% dei casi può "complicarsi" con un’epatite e evolvere verso la cirrosi epatica. Inoltre il fegato grasso, causato da una maggiore resistenza all’insulina, si associa spesso a sovrappeso, diabete e dislipidemia, nella cosiddetta "sindrome metabolica", caratterizzata da un aumentato rischio cardiovascolare».
L’intervento dietetico perciò non deve mirare solo a curare il fegato, ma anche a prevenire le malattie cardiovascolari (infarto miocardico) e le malattie cerebro-vascolari (ictus)». Allora, quale dieta seguire? «Da questa revisione emerge innanzitutto che l’approccio deve essere personalizzato, anche perché perfino gli accorgimenti fondamentali, se mal calibrati, possono rivelarsi controproducenti. Pensiamo alla riduzione delle calorie: la perdita di peso (e il mantenimento del risultato) è il primo obiettivo da raggiungere con la dieta, perché dimagrendo migliora la sensibilità all’insulina, si riducono steatosi, ipertensione, alterazioni dei lipidi, però il calo di peso deve essere graduale (massimo mezzo chilo-un chilo a settimana) perché se si esagera la steatosi può paradossalmente aumentare e, naturalmente, si riduce la massa muscolare» dice Zuin. «Lo stesso ragionamento — prosegue lo specialista — vale per i grassi. Se si riducono troppo, è necessario aumentare i carboidrati per raggiungere un apporto energetico ragionevole, ma una dieta ricca di carboidrati, soprattutto se in forma di zuccheri e di farine raffinate, favorisce lo sviluppo della resistenza all’insulina e quindi la steatosi. Insomma, anche se il problema è il fegato grasso, una dieta troppo magra potrebbe essere controindicata».
E, infatti, secondo gli autori della revisione, i grassi possono arrivare a costituire fino a circa 1/3 delle calorie giornaliere, dando però una netta preferenza a quelli monoinsaturi (che prevalgono nell’olio d’oliva), in grado di migliorare la sensibilità all’insulina e protettivi nei confronti dei fattori di rischio cardiovascolare. Oltre che ai «grassi buoni», va dato spazio (senza esagerare) anche agli omega 3 (di cui sono ricchi pesci grassi e noci) che possono ridurre il rischio di fegato grasso e migliorare le alterazioni dei livelli di lipidi nel sangue. Da limitare, invece, i grassi saturi presenti in particolare in carni, formaggi e salumi grassi e nei condimenti di origine animale, oltre che in alcuni oli vegetali, come quelli di cocco e palma.
In sintesi, nella dieta si darà la preferenza ai cereali integrali e agli alimenti a basso indice glicemico (per esempio orzo, pasta, legumi, invece del riso brillato, delle patate e del pane bianco), alle fonti proteiche magre, al pesce, alla frutta e alla verdura, all’olio d’oliva come condimento, mentre si limiteranno soprattutto gli zuccheri semplici e le bibite zuccherate, oltre agli acidi grassi saturi. Ci sono poi alcuni componenti della dieta (come la caffeina e lo zenzero) che potrebbero avere un ruolo epatoprotettivo, che resta però ancora da dimostrare. E lo stesso vale per i probiotici. «Alla dieta — conclude Zuin— deve però essere associata un’attività fisica strutturata (almeno 2 o 3 volte la settimana). E per quanto riguarda l’alcol, durante il dimagrimento deve essere abolito e, quando si sia raggiunto il peso desiderato, va limitato ad un massimo di 2 o 3 bicchieri di vino al giorno».

 

Le arance rosse snelliscono il giro-vita

Il consumo di succo fresco riduce lo stress ossidativo nei pazienti diabetici e riduce i rischi cardiovascolari

Un’aranciata ti snellisce la vita, o almeno il giro-vita. L’importante che sia rossa. Già osservato da uno studio milanese, alcuni ricercatori inglesi ed italiani hanno ora scoperto come le arance rosse contribuiscano a ridurre i grassi e quindi siano efficace contrasto all’obesità. E non solo. Il consumo di succo fresco riduce lo stress ossidativo nei pazienti diabetici, protegge il Dna e può ridurre i fattori di rischio cardiovascolare. IL GENE - Un team di scienziati, che lavora nell’ambito del Progetto europeo Athena, ha identificato il gene responsabile dell'alto contenuto di antocianine delle rosse siciliane e ha scoperto come questi geni interagiscono con il clima caratteristico della Sicilia per creare frutti così colorati e soprattutto salutari. L’alto contenuto di antocianine, e il derivante colore peculiare, si sviluppano solo in determinate condizioni ambientali. Hanno bisogno di giorni caldi e notti fredde, queste ultime necessarie soprattutto durante la fase della maturazione. In assenza di tali condizioni climatiche, i frutti non riescono a produrre una quantità sufficiente di antocianine e finiscono per somigliare molto alle comuni varietà di arance bionde. Proprio il clima tipico dell’area del vulcano Etna sembra essere quello ideale per far sviluppare queste vere arance della salute.
IL COLORE ROSSO - I ricercatori del John Innes Centre di Norwich, Gran Bretagna, e quelli del Centro di ricerca per l’Agrumicoltura e le colture mediterranee di Acireale si sono concentrati nello svelare le caratteristiche genetiche responsabili di queste rosse anti-grasso. Hanno così identificato un gene, a cui è stato dato il nome di «Ruby», responsabile dell’attivazione della produzione di antocianine. Un gene che però è presente anche nelle arance bionde. E allora? Come spiegare le particolari caratteristiche del colore rosso? Ed ecco che hanno scoperto il ruolo determinante del clima. Spiega Eugenio Butelli, primo autore dello studio: «Fondamentale è una sequenza di Dna che controlla l’attività del gene Ruby. Appartiene alla categoria di sequenze chiamate retrotrasposoni. In pratica, questo particolare retrotrasposone è responsabile della cascata che porta alla produzione di antocianine. Il retrotrasposone che abbiamo identificato è presente anche nelle arance bionde ma solo in quelle rosse è inserito al posto giusto per agire come un interruttore capace di attivare il gene Ruby quando la pianta è esposta a temperature piuttosto fredde».
LA FUNZIONE DEL FREDDO - Ecco la risposta: il gene benefico lo hanno entrambi i tipi di agrumi ma, per funzionare, occorre attivarlo. E il freddo ha questa funzione. C’è un ulteriore problema da risolvere: le arance rosse non sono le favorite dai consumatori che preferiscono le bionde, prive però delle stesse qualità salutari. I ricercatori stanno, quindi, cercando il modo di modificare geneticamente le arance standard per incorporare gli effetti benefici delle loro cugine meno popolari. Un progetto che, assicurano gli scienziati, sarà a basso costo e darà una risposta efficace alle carenze nutrizionali dannose. Gli scienziati hanno, infine, esaminato le origini delle arance rosse, usando tecniche genetiche ma anche consultando antichi libri e le pitture di Bartolomeo Bimbi, un artista fiorentino autore della collezione Medici Citrus risalente al 18esimo secolo. I loro risultati dimostrano che, mentre esiste tuttora una varietà in Cina, quelle di Sicilia si sono originate a seguito di una mutazione indipendente, che probabilmente è avvenuta una volta che l’arancia dolce è stata portata nelle aree del Mediterraneo proprio dal lontano Impero Celeste.

Come mettersi in forma in casa propria

Con pochi attrezzi, da usare correttamente. Per cominciare, obiettivi ben definiti e buona volontà

MILANO - I dubbi sono tanti per chi, alle prime armi, vuole di punto in bianco allestire una "palestra" in casa. Ci si può rimettere in forma con l’attività fisica tra le mura domestiche? È meglio affidarsi a un personal trainer? Bisogna acquistare tanti attrezzi e spendere una fortuna? Quanto spazio serve? Le risposte sono nell’ordine: sì, certamente, no, poco. «L’attrezzatura per l’home fitness è costituita prima di tutto dal nostro corpo — esordisce Luciano Bolognini, docente di educazione fisica, tecnico specialista di atletica con numerose esperienze nel calcio e nel basket d’alto livello —. Il resto è facilmente reperibile: due manubri con differenti pesi e, per l’allenamento cardiovascolare, si può partire dallo step, non troppo costoso, fino a dotarsi di attrezzi progressivamente più cari quali la bici da camera (bike) e il tapis roulant. Per gli inesperti, i bilancieri e super-attrezzi "tutto fare" costosissimi, possono essere rischiosi, perché richiedono un perfetto controllo dei movimenti e una conoscenza della progressione dei carichi posseduta solo da chi abitualmente lavora in sala pesi».

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OBIETTIVI - È bene sapere poi che l’home fitness comporta impegno fisico e mentale. «Oltre il 50% delle persone che iniziano un programma fitness, che sia domestico o in una palestra, lo interrompe o comunque non lo svolge con regolarità — avverte Frédéric Peroni Ranchet, medico sportivo, direttore sanitario dell’ambulatorio di Medicina dello Sport di Saronno —. Per ridurre il rischio di abbandono è perciò indispensabile identificare gli obiettivi - siano essi la tonificazione o la resistenza, la forza o il dimagrimento - in funzione dello stato di forma da cui si parte». «Autovalutazione e autoprogrammazione di un allenamento corretto sono impossibili per chi è principiante: è fondamentale affidarsi, almeno per le prime quattro o cinque sedute, ad un personal trainer che, dopo appositi test di valutazione, suggerirà il training idoneo agli obiettivi — prosegue Peroni Ranchet —. Sentirsi in forma presuppone un apparato cardiovascolare efficiente, una massa grassa nei limiti di norma, un apparato muscolare con livelli di forza e resistenza accettabili e una mobilità articolare adeguata, ma per ottenere tutto ciò non basta applicarsi in una serie di esercizi: serve uno stile di vita corretto che si basi sulla giusta quantità di moto, su una alimentazione equilibrata, che abolisca il fumo, riduca l’alcol, che preveda un numero adeguato di ore di sonno e, infine, che riesca a tenere sotto controllo gli stress quotidiani. Essere "fit", in forma, è una scelta di vita, non solo una scelta di attrezzi e di esercizi».
REGOLE - Veniamo alle regole per un corretto allenamento, utilizzando eventualmente gli attrezzi. «In casa, soprattutto per motivi di spazio, si preferiscono movimenti "segmentari", — dice Bolognini — che localizzano l’azione su specifici distretti corporei, ma è bene, comunque, optare per esercizi che coinvolgano il maggior numero possibile di gruppi muscolari». In linea di massima, il programma di lavoro per chi vuole ritrovare o mantenere la forma lavorando in casa, potendo dedicare alla propria home fitness circa 40/50 minuti a giorni alterni, deve comprendere tre fasi ben distinte: riscaldamento, parte centrale dedicata alla tonificazione, defaticamento. Nel caso si voglia equamente esercitare resistenza, forza e flessibilità, la suddivisione temporale del lavoro sarà 10 minuti di riscaldamento, 20 minuti di tonificazione con esercizi a corpo libero o con manubri (come quelli descritti nella parte in basso della pagina), e 10 minuti minuti di defaticamento.
GLI ESERCIZI - «La fase di riscaldamento — spiega Luciano Bolognini — si deve svolgere con attività aerobiche: si può correre sul posto, pedalare sulla bike, correre sul tapis roulant, salire e scendere dallo step. L’impegno deve essere progressivo e medio: per intenderci, quello che permette di parlare con un compagno, ma non di cantare. Per il defaticamento, si possono eseguire esercizi di stretching, ma solo se si conosce la tecnica corretta: decomprimono la zona lombare, allungano la muscolatura dorsale e posteriore della coscia. Se non si è "esperti", si potranno usare bike, step o tapis roulant, ma a un’andatura molto più tranquilla». Se l'obiettivo è il dimagrimento ai 10 minuti di riscaldamento se ne dovranno aggiungere almeno altri 20 da eseguire su tapis, bike o step, ai quali seguiranno i 10 minuti di tonificazione e i 10 minuti di defaticamento finali. «È bene — conclude Bolognini — concentrarsi sul proprio corpo senza farsi distrarre da cellulari, pc, televisione, e ricordarsi che l’esercizio fisico per essere efficace non deve essere per forza "doloroso", soprattutto se si è principianti».


Gli errori che fanno fallire il programma

Ecco un promemoria sugli errori da evitare quando si svolge attività fisica, secondo le raccomandazioni di Luciano Bolognini, docente di educazione fisica e di Frédéric Peroni Ranchet, medico dello sport.
1 - Ignorare gli esercizi di riscaldamento iniziale
2 - Non abbinare all’attività di tonificazione, quella aerobica per la resistenza organica e di flessibilità
3 - Non controllare la postura del corpo durante gli esercizi e sovraccaricare eccessivamente il tratto lombare
4 - Eseguire gli esercizi con una tecnica di respirazione scorretta
5 - Non alternare gli esercizi di tonificazione
6 - Iniziare il programma di fitness troppo velocemente: lo sforzo deve essere incrementato gradualmente
7 - Non adeguare il carico di lavoro alle proprie capacità e al proprio livello di preparazione
8 - Fare pause di recupero troppo brevi o, al contrario, eccessivamente lunghe
9 - Trascurare la fase di defaticamento finale
10 - Allenarsi saltuariamente o irregolarmente
11 - Non alternare gli esercizi o lavorare sempre sugli stessi gruppi muscolari
12 - Distrarsi durante l’esercizio fisico con cellulari, Tv o altro

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